lunedì 19 ottobre 2009

sarditaliano/2

Per me è cominciata, circa una quindicina d’anni fa, un’opera di decostruzione delle verità che famiglia, scuola e società mi avevano impartito.

Mi hanno insegnato che la famiglia basata sull’unione tra uomo e donna è la cellula naturale e fondamentale della società.
È falso.
Anche l’unione tra uomo e uomo o tra donna e donna è naturale. E c’è stato un tempo, molto più lungo dell’attuale, in cui uomini, donne e bambini vivevano comunitariamente. La famiglia, come oggi la conosciamo, ha radici patrimoniali, religiose e sociali precise, che l’antropologia ha bene approfondito.

Mi hanno insegnato che esiste un solo dio e che, a voler essere proprio giusti, è il nostro dio.
È falso.
Esistono tanti dei quanti sono gli uomini. Non ho infatti incontrato due uomini che abbiano la stessa idea di dio, nemmeno tra coloro che sostengono di appartenere alla medesima fede religiosa.
L’autorità mi spinge ad obbedire alla Chiesa e alla sua visione di dio. Ma io voglio obbedire alla chiesa che è nel mio cuore e alla mia visione di dio. Questo è il dio che soddisfa la mia spiritualità, non un altro.
E rispetto chi non crede in alcun dio, non ritenendomi superiore o più ricco di lui.

Mi hanno insegnato che la guerra ha accompagnato l’uomo in tutta la sua storia e che è connaturata a lui.
È falso.
L’umanità ha conosciuto nel tempo lunghi periodi di pace. Ogni vivente desidera la pace.
E persino il più violento, ambizioso e potente degli uomini è, in ultimo, ancora libero di scegliere se fare la pace o la guerra.

Mi hanno insegnato che nella vita bisogna avere successo e ottenere il riconoscimento altrui.
È falso.
Nessun risultato professionale mi ha mai soddisfatto.
E ho imparato che è molto più difficile rispondere alla domanda: come posso ricongiungermi con me stesso?

Mi hanno insegnato che sono italiano.
È falso. O, per lo meno, non è l’intera verità.
Prima di tutto perché so da un pezzo di essere e sentirmi anche europeo e cittadino del mondo. Per un paio di motivi fondamentali.

Ancora oggi tremo d’emozione al leggere le cronache della Somme. È assurdo che nei secoli l’Europa abbia buttato via in guerre fratricide le sue forze migliori. Credo che l’Europa sia abitata da popoli destinati ad essere fratelli. Non per costrizione, ma perché hanno scoperto quali buoni frutti produce l’unione delle genti entro i confini del nostro piccolo continente. E ho sempre guardato con entusiasmo alla crescita e al rafforzamento prima della CEE e poi della UE. Per anni ho tenuta appesa in camera la bandiera azzurra a dodici stelle.

Per lungo tempo ho vissuto con filippini, coreani, argentini, indiani. E ho viaggiato, anche. Da queste esperienze ho ricavato una convinzione: è semplicemente stupido stilare classifiche tra culture e sistemi di valori diversi. Il rispetto e l’ascolto possono risolvere gran parte dei problemi dell’umanità. Intolleranza, confini e discriminazione nascondono la realtà: tutti gli uomini sulla Terra hanno diritto di crescere e vivere bene. È un diritto che vogliamo per noi e non possiamo negarlo ad altri. Il cosmopolitismo, prima ancora che una scelta, è un dovere e una necessità...

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